mercoledì 24 agosto 2011

INTERVISTA A FRANCESCA MERCADANTE, AUTRICE DI "DE REBUS HIERKTE"


21 agosto 2010 -
Ieri sera a Siculiana (AG) il sindaco Mariella Bruno e il vice sindaco Giuseppe Zambito hanno dato il via ufficiale alla prima edizione del concorso letterario "Torre dell'Orologio" alla presenza dell'ospite d'onore Simonetta Agnello Hornby, madrina e presidente di giuria, felicissima dell'iniziativa e contenta della cittadinanza onoraria di cui il 2 ottobre sarà insignita. Sono stati presentati i componenti del comitato di lettura che selezionerà i cinque finalisti fra i venticinque volumi che concorreranno. Fra questi c'è "De rebus Hierkte" (Edizioni del Mirto, pagg. 143, € 12,00, Vincitore Premio CIRCE 2006 di Monterotondo) di Francesca Mercadante, nata a Palermo il 30 luglio del 1952, che Fattitaliani ha intervistato.

Dopo la laurea in scienze geologiche, con tesi sperimentale di Paleoecologia dei terreni quaternari e diversi anni di esperienza presso il Museo G. Gemmellaro di Palermo, in qualità di Malacologo, Francesca Mercadante ha optato per la libera professione, avviando in ambito dei Beni Culturali la disciplina Geoarcheologica, ("ancora una volta mille anni luce dal substrato reale siciliano sic!", afferma).
Sempre impegnata nelle battaglie sociali-culturali ma soprattutto ambientali siciliane, nel 1993 l'Associazione Mirto Verde, Associazione che ancora presiede, ha ricevuto  la prima targa Albero Falcone per l'impegno civile nelle scuole di Palermo dopo gli eccidi di Falcone e Borsellino. Nel 2000 ha costituito la casa editrice Edizioni del Mirto, ("perché libertà è non avere la schiavitù di un editore che ti vede come un salame da affettare"). Le Edizioni propongono due titoli l'anno.
Sposata con Pippo Lo Cascio, ha un figlio Federico e due cani, e mezzo... Kilà e Rais.. il mezzo cane sta per il cooker, Ruben, di mia sorella che si presenta solo per mangiare e poi va via, l'opportunista.
De Rebus Hierkte è il suo secondo romanzo, mentre i saggi a carattere storico-geoarcheologico sono sette (2000- 2006). Da circa tre anni sta leggendo documenti del 1600 perché sta elaborando la storia di un nuovo romanzo siciliano. Al momento è impegnata in ricerche Geoarcheologiche a Monte Gallo insieme a diverse Università italiane per mappare i Dolmen ritrovati.
In che cosa consiste il "rebus" del libro?
Il fatto. Nel 248 a.C, i Romani e i Cartaginesi si contendono il possesso della Sicilia. Amilcare Barca, ammiraglio della flotta cartaginese si accampa presso "Hierke", luogo descritto da Polibio e da questo luogo, vicino Panormus, tiene in scacco per tre anni i Romani. La storia successiva. Durante e dopo il Rinascimento, nei secoli XVI-XVII, gli eruditi siciliani fecero a gara per trovare il mitico luogo di Hierkte. Il luogo oggi è stato ritrovato e il Rebus risolto... Ma Rebus è anche un pretesto, per trovare il Genius loci dell'animo siciliano, "l'intorno alle cose di Hierkte", l'amore degli uomini, il loro pensiero, le loro azioni, le conseguenze alle decisioni... alle emozioni e sensazioni di un passato tuttavia presente e nello stesso tempo remoto. Dunque "Rebus di Hierkte" come una metafora della Sicilia, Sicilia delle verità sapute ma taciute.
Da che cosa ha avuto origine la composizione del romanzo?
Si scrive per la necessità di comunicare. Affinché si cresca gradino dopo gradino tramite la conoscenza. Ho impiegato dieci anni di ricerca per decifrare Polibio, non in senso letterale quale gli umanisti avevano voluto, ma attraverso il dubbio, l'analisi e la prova scientifica, il nostro essere oggi uomini e donne di Cultura. Hierkte è un magnifico Castrum sulle montagne di Palermo, ed è davvero come è stato descritto nelle fonti storiche, un luogo imprendibile. Ad ognuno un compito, ai ricercatori, scrittori, giornalisti ed altri il compito di denuncia ma soprattutto quello di essere la memoria delle cose. Agli uomini di potere...tutto il resto.
E la storie che vi racconta sono ispirate più a fatti veri o immaginari?
La traccia del racconto è vera, così la ricerca associata, i personaggi del romanzo sono di fantasia, ma i fatti in cui essi sono partecipi sono veri. Taluni li ho conosciuti, amici del passato remoto, altri mi sono stati raccontati, altri fatti mi appartengono, sono io, la brezza del mare, la città antica, il folle, la Luna...
Che Sicilia viene fuori dalle pagine del libro?
Una Sicilia complessa, travagliata dagli uomini e donne della sua terra, a volte fragili, a volte poveri d'animo, spaventati, cinici, pronti a tutto per aggrapparsi tenacemente alla inesistente nicchia di potere in cui si autoriconoscono. E' l'intorno che a loro manca, una base solida dalla quale partire per una meta, e così la paura del vuoto li rende incapaci di operare, restano immobili aspettando chissà chi o che cosa possa far cambiare la storia loro...
Quale insegnamento o messaggio in particolare secondo lei trasmette il libro o il lettore primariamente coglie?
La fragilità umana, la fragilità della memoria. Senza verità non c'è Storia, senza Storia non c'è identità, quindi cosi siamo tutti orfani della stessa terra, senza nome.
Dall'anno della pubblicazione sono passati cinque anni: cambierebbe qualcosa?
No. Ma le do una citazione di Pietro Cantore XII sec.: Nessuna verità può essere veramente capita e predicata con ardore se prima non sia stata masticata dai denti della disputa. Giovanni Zambito.

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