venerdì 26 agosto 2011

INTERVISTA AD ANONIMO ACQUARIO, AUTORE DI "UN PEZZO DI NIENTE"


22 agosto 2010 -
Continuano le interviste di Fattitaliani agli autori candidati al premio letterario "Torre dell'Orologio" di Siculiana, presieduto da Simonetta Agnello Hornby. Oggi è la volta di Anonimo Acquario che partecipa alla prima edizione del concorso con il libro "Un pezzo di niente" (edizioni Kimerik, pagg. 204, € 13,00) è la storia di Antonio Caruso, narrata in prima persona dallo stesso protagonista, che ripercorre gli anni della sua vita dall'infanzia alla maturità avanzata. Una vita piena d'amore, di persone care, di qualche amico sincero, ma una vita segnata anche da tragedie, da dolori profondi e dall'amaro della delusione. Lungo la sua strada, infatti, Antonio Caruso si incontra (o sarebbe più appropriato dire "si scontra") con l'arrivismo, l'invidia e la disonestà di certi ambienti che segneranno in maniera indelebile la sua vita professionale, nonché la sua stessa esistenza. 

Cominciamo la nostra intervista con il chiedergli

Come ha accolto la notizia della sua candidatura al premio "Torre dell'Orologio" da parte della Kimerik?
Onestamente con molta sorpresa e nello stesso tempo soddisfazione.
Può spiegare il suo pseudonimo: da dove nasce e perchè non usa il suo nome e cognome?
Sono nato a febbraio e il mio segno zodiacale è l'Acquario, ecco perchè Anonimo Acquario. Vede, il primo romanzo "Mandorle e limoni" parla di me fanciullo, poi in gran parte è romanzo. Anche in "Un pezzo di niente" l'Antonio Caruso mi somiglia molto e, in gran parte, le cose che gli accadono e che lo condizionano nella vita personale e professionale, sono reali. Per un senso di riservatezza e di pudore - se vogliamo dirla tutta anche di vergogna - ho preferito firmare questi primi due romanzi con lo pseudonimo Anonimo Acquario. I successivi tre: Mattia Alba e Orazio, Ovvero storie di corna e tradimenti, come vivere felici e contenti, All'ombra di Tavolara, Il bamboccione li ho "firmati" Antonio Annunziata.
Quanto c'è in lei in Antonio Caruso? E della sua vita nel romanzo?
Molto c'è di me in Antonio Caruso, e degli zii che mi stanno vicino. Io sono quel ragazzo che entra per la prima volta nel mondo del lavoro impreparato e ingenuo. Antonio crede che certi valori ricevuti dalla famiglia come l'onestà, l'educazione, il rispetto, la sincerità, la comprensione, debbano albergare anche negli  altri, in chi ti sta intorno, in quelli che ti debbono giudicare per quello che sei e che fai. Ma ben presto l'Antonio toccherà con mano, e a sue spese, che non è così.
In quale altro personaggio ha "riversato" alcune sue sfaccettature?
Nel personaggio di "Mandorle e limoni". Lì c'è tutta la mia fragilità, la mia insicurezza, la gelosia, l'amore e l'odio verso una madre che mi considera diverso e che con il suo comportamento condiziona una intera famiglia.
Che rapporto intrattiene con "Un pezzo di niente" e "Mandorle e limoni": che differenze sussistono fra i due libri?
Posso dire che li ho scritti di getto quasi di seguito, perseguendo un desiderio più o meno inconscio di "liberarmi" di certi ricordi e sensazioni. Scrivendo parlo prima con me stesso che con il lettore. I due romanzi sono legati perchè uno parla di me bambino, adolescente e ragazzo (Mandorle e limoni), l'altro dell'uomo che entra nel mondo del lavoro. Dei due "Un pezzo di niente"  è sicuramente più romanzato del primo, ma in entrambi c'è un uomo solo che non riesce a crearsi una famiglia.
Bello il titolo "Un pezzo di niente": quale aspetto della vita sintetizza?
Un pezzo di niente è come mi sono sentito quasi alla fine della mia carriera di funzionario di banca quando un Direttore, che consideravo un amico, mi ha "confinato" a fare un lavoro in una posizione subalterna... diciamo equiparabile a una retrocessione di grado. E' stata una sua decisione repentina, senza spiegazioni plausibili, e dall'oggi al domani mi sono sentito defraudato della mia dignità. E' stato allora che mi sono sentito "un pezzo di niente" di fronte a me stesso, a mia moglie, ai miei tre figli, ai colleghi che ridevano di me perchè l'amico Direttore mi aveva silurato. Per rifarmi una verginità sono stato per tre anni (gli ultimi tre) in giro per le Filiali d'Italia. Mi sono rimesso in gioco..... ed ho vinto io, questa volta!
Le manca il suo lavoro da bancario?
Certe notti sogno di essere ancora in banca e di perdermi nei corridoi e nei sotterranei di piazza della Scala. Non mi manca il lavoro da bancario anche se, tornando indietro con la mente, mi dico che se non fossero successe certe vicende avrei potuto indirizzare la mia carriera diversamente.
Ma non mi lamento. Ho scelto di vivere in Sardegna, a Cagliari, dove c'è un mare meraviglioso e un clima invidiabile. Sono felicemente sposato con mia moglie Carla da quasi 45 anni ed ho tre figli (due maschi e una femmina). E poi Le dico che era destino che finissi in Sardegna avendo abitato a Milano fin dalla nascita proprio in via Sardegna... la combinazione, vero?! Giovanni Zambito.

Nessun commento:

Posta un commento