22 agosto 2010 -
Continuano le interviste di Fattitaliani agli autori candidati al premio letterario "Torre dell'Orologio" di Siculiana, presieduto da Simonetta Agnello Hornby. Oggi è la volta di Anonimo Acquario che partecipa alla prima edizione del concorso con il libro "Un pezzo di niente" (edizioni Kimerik,
pagg. 204, € 13,00) è la storia di Antonio Caruso, narrata in prima
persona dallo stesso protagonista, che ripercorre gli anni della sua
vita dall'infanzia alla maturità avanzata. Una vita piena d'amore, di
persone care, di qualche amico sincero, ma una vita segnata anche da
tragedie, da dolori profondi e dall'amaro della delusione. Lungo la sua
strada, infatti, Antonio Caruso si incontra (o sarebbe più
appropriato dire "si scontra") con l'arrivismo, l'invidia e la
disonestà di certi ambienti che segneranno in maniera indelebile la sua
vita professionale, nonché la sua stessa esistenza.
Cominciamo la
nostra intervista con il chiedergli
Come ha accolto la notizia della sua candidatura al premio "Torre dell'Orologio" da parte della Kimerik?
Onestamente con molta sorpresa e nello stesso tempo soddisfazione.
Può spiegare il suo pseudonimo: da dove nasce e perchè non usa il suo nome e cognome?
Sono
nato a febbraio e il mio segno zodiacale è l'Acquario, ecco perchè
Anonimo Acquario. Vede, il primo romanzo "Mandorle e limoni" parla di me
fanciullo, poi in gran parte è romanzo. Anche in "Un pezzo di niente"
l'Antonio Caruso mi somiglia molto e, in gran parte, le cose che gli
accadono e che lo condizionano nella vita personale e professionale,
sono reali. Per un senso di riservatezza e di pudore - se vogliamo dirla
tutta anche di vergogna - ho preferito firmare questi primi due
romanzi con lo pseudonimo Anonimo Acquario. I successivi tre: Mattia Alba e Orazio, Ovvero storie di corna e tradimenti, come vivere felici e contenti, All'ombra di Tavolara, Il bamboccione li ho "firmati" Antonio Annunziata.
Quanto c'è in lei in Antonio Caruso? E della sua vita nel romanzo?
Molto
c'è di me in Antonio Caruso, e degli zii che mi stanno vicino. Io sono
quel ragazzo che entra per la prima volta nel mondo del lavoro
impreparato e ingenuo. Antonio crede che certi valori ricevuti dalla
famiglia come l'onestà, l'educazione, il rispetto, la sincerità, la
comprensione, debbano albergare anche negli altri, in chi ti sta
intorno, in quelli che ti debbono giudicare per quello che sei e che
fai. Ma ben presto l'Antonio toccherà con mano, e a sue spese, che non è
così.
In quale altro personaggio ha "riversato" alcune sue sfaccettature?
Nel
personaggio di "Mandorle e limoni". Lì c'è tutta la mia fragilità, la
mia insicurezza, la gelosia, l'amore e l'odio verso una madre che mi
considera diverso e che con il suo comportamento condiziona una intera
famiglia.
Che rapporto intrattiene con "Un pezzo di niente" e "Mandorle e limoni": che differenze sussistono fra i due libri?
Posso
dire che li ho scritti di getto quasi di seguito, perseguendo un
desiderio più o meno inconscio di "liberarmi" di certi ricordi e
sensazioni. Scrivendo parlo prima con me stesso che con il lettore. I
due romanzi sono legati perchè uno parla di me bambino, adolescente e
ragazzo (Mandorle e limoni), l'altro dell'uomo che entra nel mondo del
lavoro. Dei due "Un pezzo di niente" è sicuramente più romanzato del
primo, ma in entrambi c'è un uomo solo che non riesce a crearsi una
famiglia.
Bello il titolo "Un pezzo di niente": quale aspetto della vita sintetizza?
Un
pezzo di niente è come mi sono sentito quasi alla fine della mia
carriera di funzionario di banca quando un Direttore, che consideravo
un amico, mi ha "confinato" a fare un lavoro in una posizione
subalterna... diciamo equiparabile a una retrocessione di grado. E'
stata una sua decisione repentina, senza spiegazioni plausibili, e
dall'oggi al domani mi sono sentito defraudato della mia dignità. E'
stato allora che mi sono sentito "un pezzo di niente" di fronte a me
stesso, a mia moglie, ai miei tre figli, ai colleghi che ridevano di me
perchè l'amico Direttore mi aveva silurato. Per rifarmi una verginità
sono stato per tre anni (gli ultimi tre) in giro per le Filiali
d'Italia. Mi sono rimesso in gioco..... ed ho vinto io, questa volta!
Le manca il suo lavoro da bancario?
Certe
notti sogno di essere ancora in banca e di perdermi nei corridoi e nei
sotterranei di piazza della Scala. Non mi manca il lavoro da bancario
anche se, tornando indietro con la mente, mi dico che se non fossero
successe certe vicende avrei potuto indirizzare la mia carriera
diversamente.
Ma non mi lamento. Ho scelto di vivere in Sardegna, a Cagliari, dove c'è un mare meraviglioso e un clima invidiabile. Sono felicemente sposato con mia moglie Carla da quasi 45 anni ed ho tre figli (due maschi e una femmina). E poi Le dico che era destino che finissi in Sardegna avendo abitato a Milano fin dalla nascita proprio in via Sardegna... la combinazione, vero?! Giovanni Zambito.
Ma non mi lamento. Ho scelto di vivere in Sardegna, a Cagliari, dove c'è un mare meraviglioso e un clima invidiabile. Sono felicemente sposato con mia moglie Carla da quasi 45 anni ed ho tre figli (due maschi e una femmina). E poi Le dico che era destino che finissi in Sardegna avendo abitato a Milano fin dalla nascita proprio in via Sardegna... la combinazione, vero?! Giovanni Zambito.
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